Perché votarmi: programmi, idee, proposte

Lavorare insieme alle Istituzioni

Fisco, cittadinanza, riconoscimento di atti e documenti italiani, problemi immobiliari. Sono molte le materie che interessano i cittadini italiani all’estero e, anche se su alcune di queste sono stati presi provvedimenti più o meno adeguati, molte questioni sono ancora in sospeso: basti pensare alle imposte sulla casa per le quali i residenti all’estero non godono delle agevolazioni previste per i residenti in Italia.
Il Partito Democratico è riuscito a non far pagare IMU e TASI (e TARI in misura ridotta di 2/3) ai pensionati residenti all’estero che percepiscono la pensione all’estero, ma si può ottenere di più.
Finora i problemi sono stati affrontati sulla base di singole iniziative, certamente meritevoli; credo sia però opportuno stabilire in futuro meccanismi di confronto permanente con le istituzioni che permettano un approccio integrato alle diverse tematiche di interesse, monitorando anche l’attività legislativa e amministrativa per evitare che, qualche volta deliberatamente (per “fare cassa”), qualche volta inconsapevolmente per errori o omissioni, vengano penalizzati gli interessi degli italiani all’estero. Su questo intendo progettare e proporre in Parlamento la creazione di un organismo permanente di raccordo istituzionale, in cui vengano riportati e analizzati in modo globale i problemi ed individuate soluzioni che possano divenire immediatamente operative.

Fare sistema

La comunità italiana in America settentrionale e centrale è un grande bacino di intelligenza, di capacità creativa, di imprenditorialità, di esperienza. Per favorire la conoscenza reciproca e la condivisione mi propongo di realizzare e lanciare una iniziativa di rete sociale ‘Italian Citizens of the World‘ organizzata e gestita secondo il modello di contribuzione volontaria tipico di alcuni grandi successi del web. Attraverso la rete sarà possibile condividere conoscenze, scambiare informazioni e opinioni, trovare opportunità occupazionali, sviluppare iniziative imprenditoriali, avviare progetti comuni in Italia e nel mondo. Non si tratta di sostituirsi o competere con i social media generalisti (Facebook) o professionali (LinkedIn), ma di rendere disponibile una piattaforma dedicata a sostenere una maggiore integrazione della comunità degli Italiani del mondo. Lavorerò per ottenere il massimo supporto dell’Italia a questo progetto.

Ricerca e innovazione
Più America in Italia, più Italia in America

Nel Nord e Centro America c’è tanta Italia. E non solo fashion e food: ad esempio, il settore farmaceutico è al primo posto nelle esportazioni italiane verso gli USA. Per non parlare dell’arte, della cultura e anche del cinema. Tuttavia, se si guardano i numeri, si vede che si potrebbe fare molto di più rispetto ad altri competitori, dal punto di vista sia delle esportazioni che degli investimenti diretti: nel 2016 il volume delle esportazioni italiane è stato di 45 miliardi di dollari, contro i 114 della Germania; nel 2015 gli investimenti diretti sono stati di poco più di 7 miliardi di dollari, il che ci pone all’11° posto tra i Paesi investitori in USA.
In Italia c’è tanta America. E non solo tecnologia, ma anche influenza sul linguaggio, sui comportamenti, sugli stili di vita. Ma anche qui si potrebbe fare di più: ad esempio, gli USA nel 2015 hanno investito in Italia solo 300 milioni di dollari. Gli americani apprezzano molte cose dell’Italia: il buon gusto, la qualità della vita, l’eleganza, ma prevale ancora lo stereotipo di un Paese interessante e fantasioso ma forse non adatto al “business”. Una profonda riforma della Pubblica Amministrazione, che è stata già avviata, e una riforma del sistema giudiziario, sono elementi imprescindibili per attrarre più investimenti esteri.
Il Nord America, e più in particolare gli USA, costituiscono l’hub della ricerca e dell’innovazione a livello mondiale. Nonostante gli stereotipi, l’Italia è un grande Paese industriale che, nonostante la crisi che abbiamo appena attraversato, rimane all’avanguardia in alcuni importanti settori manifatturieri anche ad alta tecnologia. Sono pochi i settori in cui Italia e USA si trovano a competere direttamente. Sono quindi possibili e vantaggiose per entrambi i paesi sinergie e scambi.
Mi propongo di lavorare per contribuire, insieme a voi, a portare più Italia in America e più America in Italia, e soprattutto per far assumere un ruolo strategico alla comunità degli Italiani in Canada e negli USA nelle politiche di sviluppo e di crescita basate sull’innovazione. Anche il Centro America e le isole, con il Messico in pole position, puo’ e deve essere ascoltato, per essere incluso nei programmi di scambi universitari, di sviluppo e ricerca. Ricordiamo che questa immenso territorio include anche le isole dei Caraibi, le Hawaii, dove forse non tutti sanno che si celebra un prestigioso Film Festival di cinema italiano.

Università e formazione

Il Sistema Universitario è universalmente riconosciuto come leva strategica per la creazione di capitale intellettuale per la società del XXI secolo. Il sistema Nord Americano comprende alcune delle migliori eccellenze mondiali e ad esso fanno riferimento molti giovani che dall’Italia cercano opportunità di studio all’estero. Il sistema universitario Italiano è solido, affidabile e in grado in molti settori di offrire formazione ad altissimo livello; moltissimi sono anche i programmi di alta formazione (Laurea, Master e PhD) svolti interamente in lingua inglese. A livello scientifico le relazioni tra Italia e Nord America sono intense e vivaci. Non altrettanto si può dire sui programmi di scambio che coinvolgano anche studenti universitari. Di fatto negli ultimi 20 anni il supporto offerto agli studenti Italiani che desideravano un’esperienza di studio negli USA, o viceversa, è diminuito.

Su questo tema mi propongo di sensibilizzare il PD stimolando un intervento in due direzioni:
• promuovere una maggiore diffusione all’estero, e in particolare in Nord America, delle opportunità di studio universitario in Italia;
• attuare un sistema di agevolazioni finanziarie e burocratiche per i giovani italiani all’estero che aspirino a un percorso di alta formazione in Italia.

Diritto alla salute

Molto spesso una delle ragioni per cui gli italiani all’estero non si iscrivono all’Aire è la perdita automatica del medico di base in Italia. Gli Italiani residenti all’estero infatti, hanno diritto a cure di pronto soccorso (emergenziali) gratuite fino ad un massimo di 90 giorni, alla scadenza dei quali dovranno pagare di tasca propria cure e medicine. La nostra costituzione tutela il diritto alla salute e per ovviare a questo problema si potrebbe richiedere una quota annuale ai residenti all’estero che vogliano mantenere il loro medico di base ed usufruire delle tariffe agevolate o gratuite per le medicine.

Più fondi per la cultura

C’è sicuramente bisogno di investire in cultura ed educazione, pilastri fondamentali di una società piu civile e giusta. Con una gestione efficace ed intelligente dei Beni Culturali, avviata dal Ministro Franceschini, i musei italiani hanno ottenuto molti più visitatori negli scorsi anni, quindi più introiti per numero di biglietti venduti. Bisogna investire nella diffusione della lingua italiana all’estero, perché solo diffondendo lingua e cultura potremo diffondere anche la passione e l’amore per il nostro Paese, incrementando il turismo e conservando le nostre radici. Inoltre c’è bisogno anche di implementare la rete consolare, investire nel decoro delle Ambasciate e dei Consolati, che sono il nostro biglietto da visita all’estero. Bisogna premiare gli Istututi di Cultura italiani che lavorano bene e diffondono arte, musica, teatro, cinema, perché con la cultura non è vero che “non si mangia”, ma si costruisce un futuro migliore.

Decreto Omnibus

Un passo in avanti per le comunità italiane all’estero è stato fatto dal Governo uscente in occasione dell’approvazione della legge di Bilancio con il decreto “Omnibus”. Non solo perché sono stati recuperati fondi aggiuntivi, ma soprattutto perché buona parte di essi, quali quelli per la promozione della lingua e cultura italiana all’estero, per l’adeguamento salariale dei contrattisti, per le agenzie di stampa, hanno carattere strutturale, dunque andranno a integrare stabilmente nei prossimi anni la dotazione finanziaria relativa ai capitoli di spesa sopra citati.

Con l’emendamento “omnibus” sono previsti i seguenti interventi:

· promozione della lingua e cultura italiana all’estero – 1 milione di euro (aggiuntivi rispetto al finanziamento a regime) per il 2018, 1.5 milioni di euro a decorrere dal 2019, destinati in particolare al sostegno degli enti gestori di corsi di lingua e cultura;
· Consiglio Generale Italiani all’Estero – 400.000 euro, per il 2018, necessari per garantire almeno l’adempimento degli obblighi previsti dalla legge;
· Comites – 100.000 euro per l’anno 2018;
· Contrattisti – 600.000 euro, a decorrere dal 2018, per l’adeguamento salariale del personale di cui all’art.152 del decreto del Presidente della Repubblica 05.01.1967 n. 18; si tratta di un intervento atteso da 10 anni;
· Agenzie di stampa – 400.000 euro a decorrere dal 2018, a favore delle agenzie specializzate sugli italiani all’estero che abbiano svolto tale servizio per il MAECI da almeno 5 anni;
· Stampa italiana all’estero – 500.000 euro per il 2018, a integrazione della dotazione finanziaria per i contributi diretti in favore della stampa italiana all’estero;
· Camere di Commercio italiane all’estero – 1 milione di euro per l’anno 2018.

Abbiamo ottenuto piu’ fondi, ma come usarli bene? Bisogna prendere esempio dal Ministero della Giustizia, che ha aperto al severo monitoraggio delle varie procure, su tempi e attivita’, per garantire meritocrazia e premi alle istituzioni che lavorano bene, dai consolati ai COM.IT.ES, agli Enti Gestori.

Europa e America

Ci sono preoccupanti segnali in Italia, forze politiche che minacciano l’esistenza di tutto ciò che si è costruito fino adesso. Uscita dall’euro, protezionismo, lenta distruzione dell’idea di Europa che ha portato a 60 anni di pace. L’Europa deve sicuramente prendere un’altra strada, per questo il PD ha presentato il progetto di “Stati Uniti d’Europa“, un antidoto contro i sovranismi, che concilii integrazione e democrazia.
Non solo integrazione economica, ma anche politica. Si propone l’Elezione diretta del Presidente della Commissione europea, un modello federale con un bilancio da gestire e regole comuni per i mercati, e un modello nazionale a responsabilità dei singoli Stati. Gli investimenti in sicurezza, ricerca e cultura dovrebbero essere sganciati dalle regole del bilancio e confluire in una spesa comunitaria che possa far fronte all’immigrazione, alla disoccupazione, ed investire in educazione, a tutti i livelli. Un’Europa più forte potrà anche avere più leva economica e di scambio con economie come quella degli Stati Uniti. L’Italia, parte di questo modello di Europa, potrà avviare più proposte di visti di lavoro reciproci sul modello delle “working holidays” canadesi, chiedendo parità con altri paesi europei che ad oggi hanno rapporti privilegiati con il Canada o gli Stati Uniti. La divisione e l’isolamento non potranno che danneggiare i rapporti tra Italia e Nord America, il ritorno poi a singoli Stati con valute nazionali porterebbe ad accordi unilaterali dove il più forte potrà sempre avere la meglio contro lo Stato più debole.
Bisogna anche insistere per una modifica alla legge no. 91 del 1992 sulla Cittadinanza,soprattutto nella parte dove si tratta del riacquisto della cittadinanza da parte di cittadini che l’hanno persa (perche’ dovevano rinunciare ad essa) prima del 1992, sebbene siano di fatto cittadini italiani a tutti gli effetti, anche se residenti in Nord e Centro America.

Immigrazione

Quello su cui i partiti cosiddetti populisti scommettono per prendere piu voti è la paura dell’immigrazione, dell’invasione straniera. Un rappresentante della Lega ha parlato di “difesa della razza bianca”, si preme sulla sensazione di insicurezza, dimenticando che la maggior parte dei crimini non sono commessi da immigrati africani. Dimenticando anche che gli italiani stessi sono un popolo di migratori, che a partire dalla “vecchia” alla “nuova” immigrazione ognuno di noi ha dovuto lottare e sacrificarsi per guadagnare uno spazio nel paese di accoglienza, per integrarsi e sentirsi parte di un’ampia e diversificata comunita’. Detto questo, sicuramente c’è un forte bisogno di una gestione comunitaria dei flussi migratori nel Mediterraneo. L’integrazione dei migranti e il tema della sicurezza sono fondamentali, per questo bisogna insistere negli accordi con i paesi di origine per contenere i flussi migratori e con il rimpatrio, due azioni che vanno di pari passo. Ma se non si avviano dei seri programmi di cooperazione per migliorare l’economia e la crescita dei paesi di origine dell’immigrazione, non si potrà mai seriamente contenere il problema. L’orgoglio di essere italiani non è solo di una parte politica, l’amore per la Patria neanche, ma ci vuole un partito pensante, un partito che sappia ragionare, non aizzare e soffiare sullo scontento. Parlare di quello che non va è facile, più difficile è cercare di costruire, di riformare, di cambiare con ottimismo e speranza, contro cinismo e disfattismo.

Credo in un programma stabile di riforme, da attuare in ogni organismo Istituzionale. Sono state avviate con successo molte riforme, dalla Pubblica Amministrazione alla Giustizia, e’ stato varato il pacchetto anti-corruzione, l’ultimo Governo e’ quello che ha recuperato piu’ fondi dalla lotta all’evasione. Basti pensare ai tanti passi che si sono fatti nel sistema Giudiziario, con notevole riduzione sia del numero dei contenziosi, che dei tempi medi di risoluzione degli stessi (360gg) e con l’istituzione di un Tribunale delle Imprese, che risolve l’80% dei contenziosi entro un anno, aiutando cosi’ anche gli investimenti dall’estero e l’economia. Le imprese straniere infatti non investono in Italia sia per la forte tassazione sia per la lentezza della giustizia. L’Italia ha cosi’ scalato di ben 49  posizioni la classifica di
” Doing Business” della Banca Mondiale. Digitalizzazione e trasparenza,  l’istituzione di uno sportello online dove si possa monitorare il rendimento di ogni ufficio della PA e della Giustizia: la strada delle riforme istituzionali e’ ancora lunga e deve essere compiuta con determinazione e competenza.

 

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